BASILICATA RURALE

Tra Torri Sveve e  Tesori d’Arte

A Palazzo San Gervasio, vivi la storia di Federico II, esplora il castello normanno e immergiti nel fascino della Pinacoteca D’Errico

Immagina di percorrere le stesse strade calpestate da Federico II, di sentirti parte di una storia che si intreccia con ogni angolo di un borgo che ha tanto da raccontare. A Palazzo San Gervasio, il passato è vivo e ti avvolge, dal maestoso castello svevo ai tesori nascosti nelle sue chiese e nella Pinacoteca D’Errico.

Qui, la storia di Federico II è ancora palpabile, come testimoniato dal castello normanno-svevo, che lo stesso imperatore utilizzò come dimora di caccia e come centro per l’allevamento dei suoi cavalli.

Con la sua imponente facciata, le torri a punta quadrata e le bifore che si aprono su un panorama che incanta, il castello ti regala uno sguardo privilegiato sul passato e sulla magnificenza dell’architettura medievale.

Non è solo il castello a raccontare la storia del borgo: a Palazzo San Gervasio puoi scoprire anche una delle collezioni d’arte più importanti della Basilicata.

La Pinacoteca D’Errico, allestita nelle sale che un tempo ospitavano le opere di Camillo D’Errico, raffinato mecenate e collezionista lucano, è un vero e proprio scrigno di capolavori. Divisa in tre sezioni, la pinacoteca ospita opere di maestri napoletani del ‘600 e ‘700, preziose incisioni ottocentesche e libri antichi che testimoniano la passione di D’Errico per la cultura e l’arte.

Ma l’esperienza non finisce qui: la Pinacoteca è arricchita dalla mostra archeologica “I guerrieri di Palazzo”, che espone reperti straordinari, frutto di recenti scavi e indagini archeologiche.

Passeggiando per le strade di Palazzo San Gervasio, non potrai fare a meno di ammirare alcuni dei suoi palazzi storici, veri e propri gioielli architettonici. Tra questi, spiccano Palazzo Mancinelli, Palazzo Lancellotti con la sua cappella di famiglia, e Palazzo Pizzuti, ognuno con la propria storia e il proprio fascino.

E poi, come non rimanere affascinati dalla gastronomia di Palazzo San Gervasio? Il borgo è una vera e propria celebrazione della cucina lucana, che ti invita a scoprire sapori autentici e tradizionali. Non puoi lasciare il paese senza aver assaggiato i calzoncelli, farciti con pasta di ceci e cotti nel vincotto, o le lagane con mollica, un piatto tipico della tradizione contadina.

E se capiti qui durante il periodo pasquale, il piatto tipico del giorno di Pasquetta, il “vredett”, ti conquisterà con il suo mix di finocchietto selvatico, carne d’agnello e uova, un’esplosione di sapori che racconta la storia di questa terra.

Non dimenticare di accompagnare il tutto con un buon bicchiere di Aglianico del Vulture, un vino che esprime tutta la forza e la passione della Basilicata. Vivi la magia di questo borgo lucano, dove ogni emozione è pronta a sorprenderti

STORYTELLING

Tra Torri Sveve e  Tesori d’Arte

A Palazzo San Gervasio, vivi la storia di Federico II, esplora il castello normanno e immergiti nel fascino della Pinacoteca D’Errico

Era una giornata senza nuvole, e il sole rifletteva sulle pietre di Palazzo San Gervasio, come se il borgo avesse deciso di mostrarsi in tutto il suo splendore. Percorrevo lentamente le sue strade, seguendo un sentiero che sembrava tracciato solo per me, come se il paese stesso mi invitasse a scoprire ogni suo angolo nascosto. Mentre mi avvicinavo al castello, la sua maestosità mi colpiva, ma non solo per la sua imponenza. Immaginavo Federico II che, con il suo sguardo deciso, osservava l’orizzonte da quella torre, pensando al suo regno, attraversato dai suoi cavalli. Sentivo un’eco del suo spirito, un’impronta che il tempo non era riuscito a cancellare. Proseguivo il mio cammino e mi ritrovavo davanti alla Pinacoteca D’Errico.

Appena varcato il portone, un’immediata sensazione di ricchezza artistica mi avvolgeva. Le tele, i colori, ogni dettaglio mi parlavano, raccontandomi una passione che non avevo mai percepito così intensamente. Lì, tra quelle opere, respiravo il desiderio di un uomo che aveva dedicato la sua vita a raccogliere tesori dell’arte, ma anche della sua terra. Camillo d’Errico sembrava aver creato qualcosa di magico, una collezione che aveva la capacità di rapire i sensi e restituire la storia di un’intera epoca. Poi c’era la Chiesa Madre di San Nicola, che con la sua facciata austera mi dava l’impressione di guardare la vita attraverso un altro occhio. E, tra una scoperta e l’altra, non riuscivo a ignorare il richiamo dei profumi che provenivano dalle strade del borgo. Il vapore profumato che si alzava dai “calzoncelli” tiepidi, il calore di un vino Aglianico che ti fa sentire in un abbraccio

condividi su

Leggi anche