Dallo studio svolto in alcune prestigiose università (Cambridge, Budapest, Gerusalemme, Chicago, Oxford, Leningrado) di alcuni frammenti di una “Cronaca” del XII secolo nella quale si descrivono i luoghi di un’antica Lucania tra Acerenza, Venosa ed Oppido, emerge il profilo di un emblematico personaggio, viaggiatore e musicista, storico e religioso. Autore di questa “Cronaca” un certo Giuàn, Giovanni Drogo o Drogone, nato ad Oppido Lucano nel 1073, di stirpe normanna, una delle figure di uomo e intellettuale più singolari del medioevo lucano. Suo padre Drochus è un nobile Normanno, la madre si chiama Maria, suo fratello gemello Ruyierus diventa un cavaliere. Johannes, cioè Giuan venne educato nell’Abbazia benedettina di Venosa dove si avvicinò alla letteratura cristiana e alla musica sacra. All’età di trent’anni, dopo la prima Crociata e la conquista di Gerusalemme, nel 1103 si convertì al giudaismo e lasciato ogni suo avere giunse a Bagdad dove entrò nell’”Alleanza di Dio d’Israele”. Le ragioni di tale conversione non sono ufficiali: probabilmente fu colpito dalle persecuzioni ebraiche durante la Prima Crociata, delle quali fu testimone oculare, e dalla conversione dell’arcivescovo Andrea di Bari, che era fuggito a Costantinopoli. Si recò anch’egli a Costantinopoli, dove approfondì le sue conoscenze, realizzando anche scritti polemici contro il cristianesimo. Giunto ad Aleppo passando per Baghdad, fu formalmente convertito da un rabbino nel 1102. Come molti proseliti ebrei, assunse il nome “Obadjah”, secondo la tradizione in cui il profeta Abdia stesso sarebbe un Edomita convertito al giudaismo. Di Obadjah, (che significa “servo di Dio”) sappiamo che portò in Palestina la notazione musicale beneventana. “L’intonazione beneventana si segnala per la preferenza accordata a lunghe serie di podatus (segno grafico di due note legate) su gradi contigui, nei quali la linea melodica indugia o si sposta appena d’un intervallo per sottolineare l’accento delle parole”. Viaggiò in Egitto, Siria, Palestina e fu generalmente ben accolto dalle comunità ebraiche. Nella sua cronaca autobiografica, scritta dopo il 1112, di cui alcuni frammenti sono conservati a Geniza del Cairo, egli descrisse la vita delle comunità ebraiche in cui soggiornò. Morì probabilmente a Tiro, intorno al 1150. Confrontando la sua firma con quella del più antico manoscritto conosciuto di musica ebraica, acquisito dalla Jewish Theological Seminary di New York, nel 1965 lo storico Norman Golb scoprì che Giovanni Obadjah ne fu l’autore. Motivo per cui Obadjah il Proselito è considerato attualmente l’autore del più antico manoscritto di musica ebraica ed il primo compositore a trascrivere i canti della tradizione ebraica nella notazione musicale gregoriana.
I suoi manoscritti su papiro si trovano a Gerusalemme, Washington e Oppido.