BASILICATA RURALE

Il Giardino Secolare di San Francesco

Ripacandida, tra la bellezza dei suoi affreschi, la storia del Santuario e il profumo del miele che nasce sulle colline del Vulture

Sei pronto a esplorare un borgo che sa raccontare la sua storia, strettamente legata alla bellezza naturale e alla cultura del Vulture Melfese?

A Ripacandida, arroccata su uno sperone roccioso, ogni angolo ti regala una vista spettacolare sulle colline circostanti, una sensazione di pace che ti avvolge appena arrivi.

Il suo Santuario di San Donato, definito l’“Assisi lucana” per le sue analogie con la Basilica Superiore di San Francesco, e simbolo di una cultura di pace.

All’interno, una reliquia del corpo di San Francesco e la Lampada della Pace, donate dal Sacro Convento di Assisi, ti raccontano una storia di unione tra popoli lontani.

Uscendo dal santuario, non perdere il Giardino Storico di San Francesco, un angolo nascosto di bellezza dove il tempo sembra essersi fermato. Alberi secolari come il pino di Aleppo, che supera i 600 anni di vita, e una serie di altre essenze millenarie fanno di questo giardino un vero e proprio tesoro naturale.

A Ripacandida la natura regna sovrana. Il Bosco Comunale, parte del più grande Bosco Grande, è un luogo perfetto per passeggiare, circondati da querce, cerri e faggi secolari.

Qui, la vita dei pastori e degli agricoltori che un tempo si rifugiavano nella quiete di questi luoghi sembra essere ancora presente.

Tra gli alberi, il “Casone”, una grande costruzione di pietra, e le “Pile”, antichi abbeveratoi, raccontano di tempi passati, mentre il profumo della terra e dei boschi ti avvolge. Nel mese di agosto, Ripacandida si anima per celebrare il suo patrono San Donato.

La festa, che si svolge il 5, 6 e 7 agosto, è una delle più attese dell’anno. La processione, durante la quale i fedeli portano la statua del Santo per le vie del paese, è un momento emozionante di devozione e tradizione. La festa continua con spettacoli, concerti e degustazioni dei prodotti tipici del territorio.

Qui, in tavola, troverai i piatti della tradizione lucana, come i cavatelli alla lucana, l’agnello e il coniglio cucinati in vari modi, il baccalà con peperone crusco, e dolci caserecci preparati con amore.

Non dimenticare di assaporare il miele di Ripacandida, considerato tra i migliori della Basilicata, prodotto nelle aree naturali del Monte Vulture, biologico al 100% e perfetto da abbinare ai formaggi locali.

Ripacandida è un borgo che unisce storia, cultura e natura, dove ogni angolo racconta una storia di tradizione, pace e bellezza. Vieni a scoprire questo angolo autentico della Basilicata e lasciati conquistare dalla sua ricchezza.

Ogni passo sarà un viaggio nel cuore della storia, un incontro con le sue radici profonde, che ti resteranno nel cuore

STORYTELLING

Il Giardino Secolare di San Francesco

Ripacandida, tra la bellezza dei suoi affreschi, la storia del Santuario e il profumo del miele che nasce sulle colline del Vulture

Salivo a passo lento verso il cuore di Ripacandida, avvolto dall’aroma della terra umida. Ogni pietra che calcavo mi raccontava di storie e di vite che, seppur lontane, sentivo ancora nel respiro del borgo. Mentre i miei occhi si posavano sulle stradine, il paese si svelava come una tela antica, dove il passato e il presente si intrecciavano senza mai confondersi. In lontananza, intravedevo il profilo maestoso del Santuario di San Donato, che emergeva dal paesaggio come un faro di spiritualità e tradizione. Non era solo un luogo di culto, ma una testimonianza tangibile della devozione e della storia di questa terra. Mi avvicinavo lentamente, il cuore che batteva più forte al pensiero di varcare la soglia. La chiesa era silenziosa, come un libro aperto, pronto a raccontarmi le storie dipinte sui suoi affreschi, un racconto di fede e di arte con tinte pronfonde. Uscendo dal santuario, il Giardino Storico di San Francesco mi accoglieva con la sua quiete. Passeggiavo tra gli alberi secolari, il loro respiro profondo che sembrava fondersi con il mio.

Ogni passo era un incontro con la natura, con il tempo che aveva modellato queste piante secolari. Mi soffermavo a guardare un pino di Aleppo, il suo tronco massiccio che raccontava più di sei secoli di storia. Intorno a me, il mondo sembrava rallentare, mentre i tassi e le sequoie mi facevano sentire piccolo. Ripacandida, con la sua architettura medievale e i palazzi nobiliari, mi trasportava in un’epoca che non era più la mia, ma che sentivo ancora viva tra le sue mura. Camminavo per le vie del borgo, in cui ogni angolo, ogni facciata, raccontava una storia. A Palazzo Baffari-Rossi, la Galleria Civica d’Arte mi accoglieva con le sue opere, tracce moderne di una bellezza che non smetteva mai di evolversi. Le immagini degli artisti come Ugo Attardi e Vittorio Basaglia si mescolavano perfettamente con la storia che respiravo in ogni angolo del paese. Nel bosco che circonda il paese, camminavo lungo i sentieri che si aprivano tra le querce e i cerri, sentendo il vento che mi accarezzava il volto e il suono lontano della natura che parlava.

Le “Pile” e il “Casone” raccontavano le vite dei pastori, delle antiche tradizioni legate alla transumanza e alla natura. Mi fermavo un momento, appoggiato a un tronco, lasciando che il silenzio del bosco mi avvolgesse. Poi, la festa di San Donato arrivava con il suo fragore di canti popolari e colori vivi. La statua del Santo veniva portata a spalla dai devoti, un atto di fede che si mescolava con la tradizione popolare. La processione riempiva le strade di Ripacandida, le voci si univano in un coro che mi faceva sentire parte di una comunità, di una tradizione che cresceva con il passare degli anni. Quando il giorno volgeva al termine e la festa lasciava spazio alla tranquillità, mi sedevo a tavola. Il profumo dei cavatelli alla lucana, della carne cucinata con sapienza, mi avvolgeva. La dolcezza del miele prodotto a Ripacandida, che si adagiava sui  formaggi locali, mi faceva comprendere quanto fosse radicata la terra in cui mi trovavo. La bellezza di Ripacandida, la sua storia, la sua gente erano un filo che continuava a tessere storie e tradizioni, a raccontare la passione di un luogo che sa accogliere, che sa emozionare.

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